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Rally in rosa: Daiana Darderi, i rally nel DNA

 Rally in rosa: Daiana Darderi, i rally nel DNA

"Al primo rally ho deciso di provarci e buttarmi nella mischia. Da lì non mi sono più fermata! Le nuove sfide mi piacciono tantissimo e il mio obiettivo è sempre quello di crescere e migliorare, con grande tenacia"



Abbiamo incontrato Daiana Darderi, navigatrice di rally sammarinese, classe 1984. Un ingresso nel mondo dei rally "in punta di piedi", per il gusto di provarci, essendo cresciuta in una famiglia in cui ha sempre respirato "aria di rally". E dopo questo debutto, spinta dalla voglia di nuove sfide ed esperienze, la passione e la voglia di correre non si è più fermata. Una ragazza, una donna, che affronta le gare sempre con il sorriso e la voglia di crescere e migliorare, con grande tenacia.

Ne è nata una piacevole chiacchierata nella quale Daiana si è raccontata a tutto tondo: buona lettura!

Come è nata la passione per il rally? Cosa ti ha portato a provarci?

La passione per il motorsport è una “questione di famiglia”, i miei genitori sono stati entrambi navigatori ed il mondo delle corse, il rally soprattutto, l’ho sempre vissuto fin da bambina. Mio papà è stato anche un preparatore di auto da corsa e se non correva era impegnato in assistenza. Inizialmente mi hanno tenuta un po’ lontana da questo mondo poi, dopo aver terminato gli studi, ho deciso di provarci e di buttarmi nella mischia. Ho debuttato al Rally Rose’n Bowl (l’attuale Bianco Azzurro) e da lì è stato un amore folle, ho terminato la gara con i miei genitori che mi aspettavano all’ultimo controllo orario, super emozionati, sono scesa dalla macchina per andare al timbro con una gioia immensa e di lì non mi sono più fermata, se non per il periodo della maternità. Credo in questi anni di aver fatto tanta gavetta per arrivare ai livelli attuali, il mio obiettivo è sempre stato quello di crescere e migliorare, con grande tenacia. Mi sono sempre messa in gioco, le sfide mi piacciono tantissimo. Sono sempre stata sostenuta anche dai miei genitori. Il periodo della gravidanza è stato un periodo molto impegnativo, lo stare lontana dalle corse non è stato facile, ma quando poi sono riuscita a risalire in macchina l’emozione è stata ancora più grande. Sono rientrata al Rally dell’Adriatico, una gara che mi è sempre piaciuta tantissimo, su una macchina nuova, una 4x4, sulla terra, a fianco di un pilota nuovo ed il risultato è stata la vittoria di classe, una condizione direi perfetta 

Il momento più bello e quello più “negativo” della tua carriera?

Un momento negativo vero e proprio non ce l’ho, ce ne sono stati diversi nel corso degli anni ma ho imparato a farne tesoro per cambiare e migliorare, anche a livello emotivo, crescendo molto anche sul piano personale.

Non riesco nemmeno a scegliere il momento più bello in assoluto, di ogni gara ho alcuni momenti che mi porto nel cuore. Può essere un podio, così come una speciale o una gara in particolare. Ricordo ad esempio che al mio primo Rallye Elba Storico, a fine gara, sono scoppiata a piangere per l’emozione e la gioia. Lo scorso anno ho affrontato per la prima volta, in Svizzera, il Rally du Valais, correndo una prova da oltre 30 km, una lunghezza che non avevo mai affrontato prima, con all’interno tutte le condizioni che si possono affrontare: asfalto, terra, veloce, tecnico, guidato, umido, sottobosco, asciutto… a fine speciale ho provato una gioia ed una soddisfazione immensa. Un'altra grandissima gioia e soddisfazione è stata vincere il Rallylegend a bordo della Lancia 037. Ci sono tante piccole cose, momenti positivi, ogni gara mi lascia  qualcosa di meraviglioso che porto nel cuore, non ha senso avere un unico momento bello e felice, è meglio collezionarne tanti e diversi. Ogni singola esperienza porta un ricordo positivo che merita un posto speciale nel cuore e nella mente 

Il rally è da sempre considerato uno sport maschile. Com’è per una donna essere in questo mondo?

Quando ho iniziato, circa 15 anni fa, non è stato sicuramente un approccio facile. Adesso, per fortuna, c’è una presenza femminile più alta. Effettivamente il rally è considerato uno sport maschile. Secondo me una cosa complessa e non sempre facile per una donna è il farsi rispettare. In questo ambiente, ed è capitato anche a me, purtroppo, a volte vieni considerata poco. Riuscire a farsi valere può essere un po’ più difficile per una donna rispetto che per un uomo. Bisogna lottare un po’ di più per fare strada e farsi rispettare 

Quale consiglio ti senti di dare ad una ragazza che si vuole approcciare ai rally?

Cercare di imparare, prepararsi e formarsi il più possibile, lottare per ottenere quello che si vuole e, se il sogno è quello di correre in macchina, portarlo avanti con tenacia. Essere pronta anche a “sgomitare” magari un po’ più degli altri 

Hai spesso gareggiato fuori dai confini nazionali. Com’è correre all’estero? Cosa si può trovare di diverso rispetto all’Italia?

Avevo già corso all’estero con le storiche in passato, ad esempio in Repubblica Ceca. Correre fuori dai confini italiani è sicuramente una bellissima esperienza, sempre da affrontare con il massimo impegno e mettendosi ogni volta alla prova. Credo di essere molto meticolosa nel mio ruolo, cerco sempre di dare il massimo e correndo fuori è tutto amplificato perché occorre essere ancora più precisi e preparati. Sicuramente il clima che si respira fuori dall’Italia è molto diverso, bellissimo, tanto pubblico, di veri appassionati, che ti regalano tanto affetto. Viene dato valore all’equipaggio, c’è grande attenzione, soprattutto verso gli stranieri: ad esempio in Svizzera, nonostante fossi l’unica sammarinese al via era presente la mia bandiera alla cerimonia di partenza ed arrivo, una grande attenzione verso tutti i partecipanti, dal primo all’ultimo. Un clima davvero meraviglioso. Sicuramente devi gestire sfide diverse e molto più impegnative ma che ti formano, ti fanno crescere e ti lasciano un bagaglio di esperienza enorme 

Hai corso con tante auto diverse. Meglio le storiche o le moderne?

Sono sicuramente due tipologie di auto molto diverse tra loro ed ho avuto la fortuna di correre con storiche di un livello davvero alto. Con tutto il rispetto anche per le vetture più piccole, ho corso anche con una piccola A112, ho avuto la fortuna ed il privilegio di affrontare tante gare, in tanti anni di Campionato Italiano, a bordo di una Lancia Rally 037! E’ una delle icone del rally e regala emozioni meravigliose, sono stata davvero fortunata a poterci gareggiare. Altrettanto belle sono le moderne, assolutamente, le nuove R5 ad esempio sono auto stupende che ti possono regalare, in maniera diversa, emozioni altrettanto forti. Nella mia carriera ho avuto diverse stagioni in cui correvo tanto con le vetture storiche, negli ultimi anni invece è accaduto il contrario, tante gare con le moderne e poche con le storiche, ma mi trovo molto bene su entrambe le tipologie e nulla mi vieta di saltare da una storica ad una moderna, o viceversa. Non facendo la navigatrice di professione qualcosa devo “sacrificare”. Sono entrambi ambienti molto belli e non ho una preferenza particolare per l’uno o per l’altro. Forse, rispetto a qualche anno fa la differenza maggiore è il clima, l’atmosfera che si respira, tra un ambiente e l’altro. Quello che cambia è che nei rally storici la competizione si svolge sul campo gara, mentre la sera, terminata la tappa o il rally, si è tutti amici e ci si diverte, sono tutti pronti a ridere e scherzare, nonostante la competizione sia davvero a livelli alti 

Qualcuno afferma che il livello delle storiche negli ultimi anni si sia alzato? Cosa ne pensi?

Quello che è cambiato, nel mondo delle storiche, è la tipologia di auto che si vedono in competizione. Purtroppo ci sono sempre meno Lancia Stratos, 037, in favore di auto, altrettanto bellissime, come Ford Escort, Lancia Delta… ma il livello è sempre stato molto alto. Ho avuto la fortuna di correre in una squadra di professionisti come la K-Sport, avendo come compagni di squadra“Lucky” Battistolli affiancato da FabriziaPons, ed il livello era molto alto 

 Com’è stato avere Fabrizia Pons sotto la stessa tenda? Che rapporto hai con lei?

Inizialmente c’era un po’ di timore reverenziale ma imparando a conoscerla, essendo nella stessa squadra, ho scoperto che Fabrizia è una persona davvero meravigliosa, abbiamo instaurato un bellissimo rapporto che portiamo avanti tuttora. Guardare lei, sia sotto l’aspetto sportivo che personale, a quello che rappresenta, è stato un grande esempio ed è stata una grandissima opportunità per me. Avere lei in squadra, potermi confrontare, osservarla, avere consigli da lei è stata una grandissima fortuna ed opportunità 

Programmi ed obiettivi per il 2024 e la stagione ormai alle porte?

Ripeterò la stagione nel Terra, come ormai da 4 anni a questa parte, è un punto fisso. L’obiettivo sarà quello di ripetere, anzi se possibile migliorare, il risultato dello scorso anno. Sempre con un occhio ad eventuali nuove proposte ed opportunità che si potrebbero aggiungere nel corso dell’anno. La stagione scorsa è stata tutta in divenire ma poi il risultato finale è stato assolutamente stupendo! Nel Campionato Italiano Terra la certezza sarà quella di continuare ad affiancare Riccardo Rigo e, al momento, sempre sulla Citroen DS3 N5. Lo scorso anno abbiamo vinto la Coppa Csai 4 Ruote Motrici nel CIRT che era l’obiettivo di inizio stagione, dopo aver vinto l’anno precedente il Trofeo N5 Italia e la classifica Open. Quest’anno punteremo a confermarci ed anzi a migliorare ancora il risultato finale. Nella stagione passata, oltre alla bellissima esperienza nel CIRT, ho avuto la possibilità di correre anche all’estero a bordo di auto nuove e affiancando nuovi piloti, tutte esperienze molto belle e formative che spero riuscirò a fare anche quest’anno, di sicuro coglierò ogni opportunità che si dovesse prospettare 

Salutiamo Daiana ringraziandola per il tempo dedicatoci e facendole un grosso in bocca al lupo per la stagione alle porte!  

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